Confrontare il prezzo unitario di due confezioni
Due confezioni, due formati, due prezzi. Il prezzo unitario le rende confrontabili — e il formato famiglia non conviene sempre.
I dati
Il risultato
Formula
Il numero piccolo sull’etichetta
Il Codice del consumo definisce il prezzo per unità di misura come il prezzo finale, IVA e ogni altra imposta comprese, per un chilogrammo, un litro, un metro, un metro quadrato o un metro cubo — oppure per una singola unità di quantità diversa, se è quella abitualmente usata per quel prodotto.
È il motivo per cui l’etichetta dello scaffale porta due cifre. La piccola è quella che si confronta.
Quando la legge dice di non indicarlo
L’articolo 14, comma 2, contiene una regola in negativo: il prezzo per unità di misura non deve essere indicato quando è identico al prezzo di vendita. Un litro di latte venduto a un litro non ha bisogno di due numeri uguali uno sotto l’altro.
Il comma 4 va nella direzione opposta e allarga l’obbligo: anche la pubblicità e i cataloghi devono riportare il prezzo per unità di misura ogni volta che indicano il prezzo di vendita.
Il peso sgocciolato
Per i preconfezionati immersi in un liquido di governo — olive, tonno, legumi, mais, anche i surgelati — il prezzo per unità di misura si riferisce al peso netto sgocciolato, non al contenuto del barattolo.
Confrontare due barattoli sul peso lordo significa quindi confrontare anche il liquido. Sull’etichetta il calcolo è già fatto sullo scolato; se lo si rifà a mano, va usato quel peso.
Il formato famiglia non vince sempre
2,39 € per 500 grammi fanno 4,78 € al chilo. 4,15 € al chilo restano 4,15 € al chilo: vince il formato grande, di circa il 13%.
Ma basta una promozione sulla confezione piccola per ribaltare il rapporto, ed è esattamente ciò che il prezzo unitario serve a scoprire.