Dove finiscono i soldi ogni mese

Tre voci: quello che torna ogni mese uguale, quello che cambia, e quello che si mette da parte. La pagina ne dà la quota sulle entrate e quanto resta non assegnato a nulla.

I dati

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Quello che arriva sul conto, al netto delle trattenute. Il bilancio italiano è quello della famiglia: si sommano gli stipendi di chi vive insieme.

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Quello che torna ogni mese allo stesso importo: affitto o rata del mutuo, assicurazioni, utenze, abbonamenti, trasporti, asilo.

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Quello che cambia da un mese all’altro: spesa, benzina, uscite, vestiti, imprevisti.

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Quello che si mette da parte di proposito, bonifico automatico compreso.

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Campo libero. Qui non si impone nessuna regola.

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L’obiettivo di risparmio si ricava: è quello che gli altri due lasciano.

Il risultato

Diagnosi—
Quota delle spese fisse—
Quota delle spese variabili—
Quota del risparmio—
Non assegnato—Le entrate meno le tre voci. In negativo si spende più di quanto entra; in positivo quel denaro esiste senza essere seguito.
Obiettivo spese fisse in euro—
Obiettivo spese variabili in euro—
Obiettivo di risparmio in euro—
Risparmio in un anno—Il risparmio mensile moltiplicato per dodici, senza interessi.
Formula
Quota = importo ÷ entrate mensili × 100. Non assegnato = entrate − spese fisse − spese variabili − risparmio. L’obiettivo di risparmio è quello che gli altri due lasciano.

Fissa o variabile, non necessaria o superflua

La divisione italiana è sulla regolarità. Una spesa fissa è quella che torna ogni mese allo stesso importo: affitto, assicurazioni, abbonamenti, utenze. Una spesa variabile si muove: spesa, benzina, uscite.

Non è la stessa cosa che necessaria e superflua. La spesa al supermercato è una necessità ed è variabile; un abbonamento che non si usa più è superfluo ed è fisso. Per un bilancio il criterio utile è la prevedibilità, perché è quella a decidere che cosa ci si può impegnare a sostenere.

Che cosa mostra il calcolo

Su 2.500 € di entrate con 1.250 € di spese fisse, 750 € di variabili e 250 € di risparmio, le quote sono 50%, 30% e 10%. Non fanno cento: restano 250 € non assegnati.

Quei 250 € sono la cifra interessante. Non sono risparmio — il risparmio è già contato a parte. Sono denaro che esiste e che nessuno segue, ed è quasi sempre lì che si trova il margine che si credeva di non avere.

Bilancio qui vuol dire flussi, non patrimonio

La parola porta con sé un secondo significato. Un bilancio in senso contabile è uno stato patrimoniale: una fotografia di quello che si possiede e di quello che si deve, a una data. Il bilancio familiare di cui si parla in casa è invece un conto di flussi: quanto entra e quanto esce in un mese.

Questa pagina fa il secondo. Non dice nulla del patrimonio: non chiede né la casa, né i risparmi accumulati, né i debiti residui.

«Non assegnato» non è la capacità di risparmio

La capacità di risparmio, come la si definisce di solito, è entrate meno spese fisse meno spese variabili: quanto si potrebbe mettere da parte. La riga «non assegnato» toglie anche il risparmio che si è già dichiarato, quindi è un’altra grandezza.

Nell’esempio la capacità di risparmio è 2.500 − 1.250 − 750 = 500 €, mentre il non assegnato è 250 € — la differenza sono proprio i 250 € già messi da parte. La pagina non ribattezza l’uno con il nome dell’altro: i due numeri sono entrambi sotto gli occhi.

Il 50/30/20 non è una regola italiana

La ripartizione in 50% di bisogni, 30% di desideri e 20% di risparmio viene dagli Stati Uniti, dove casa, sanità e pensione non pesano come qui. I campi obiettivo sono quindi liberi, e i valori mostrati solo un punto di partenza.

L’obiettivo di risparmio si ricava dagli altri due perché i tre facciano sempre cento: alzando le spese fisse al 60%, è il risparmio a pagare la differenza, che è esattamente lo scambio da guardare.

La diagnosi indica la voce, non il totale

Quando una voce supera il suo obiettivo di più di cinque punti viene nominata quella, e le spese fisse vengono prima delle variabili. Il motivo è pratico: una spesa variabile si taglia il mese dopo, una fissa richiede di disdire, trasferirsi o rinegoziare.

Se il totale supera le entrate, non viene segnalato nient’altro — quella constatazione viene prima di ogni ripartizione.

Domande frequenti