Dove finiscono i soldi ogni mese
Tre voci: quello che torna ogni mese uguale, quello che cambia, e quello che si mette da parte. La pagina ne dà la quota sulle entrate e quanto resta non assegnato a nulla.
I dati
Il risultato
Formula
Fissa o variabile, non necessaria o superflua
La divisione italiana è sulla regolarità. Una spesa fissa è quella che torna ogni mese allo stesso importo: affitto, assicurazioni, abbonamenti, utenze. Una spesa variabile si muove: spesa, benzina, uscite.
Non è la stessa cosa che necessaria e superflua. La spesa al supermercato è una necessità ed è variabile; un abbonamento che non si usa più è superfluo ed è fisso. Per un bilancio il criterio utile è la prevedibilità, perché è quella a decidere che cosa ci si può impegnare a sostenere.
Che cosa mostra il calcolo
Su 2.500 € di entrate con 1.250 € di spese fisse, 750 € di variabili e 250 € di risparmio, le quote sono 50%, 30% e 10%. Non fanno cento: restano 250 € non assegnati.
Quei 250 € sono la cifra interessante. Non sono risparmio — il risparmio è già contato a parte. Sono denaro che esiste e che nessuno segue, ed è quasi sempre lì che si trova il margine che si credeva di non avere.
Bilancio qui vuol dire flussi, non patrimonio
La parola porta con sé un secondo significato. Un bilancio in senso contabile è uno stato patrimoniale: una fotografia di quello che si possiede e di quello che si deve, a una data. Il bilancio familiare di cui si parla in casa è invece un conto di flussi: quanto entra e quanto esce in un mese.
Questa pagina fa il secondo. Non dice nulla del patrimonio: non chiede né la casa, né i risparmi accumulati, né i debiti residui.
«Non assegnato» non è la capacità di risparmio
La capacità di risparmio, come la si definisce di solito, è entrate meno spese fisse meno spese variabili: quanto si potrebbe mettere da parte. La riga «non assegnato» toglie anche il risparmio che si è già dichiarato, quindi è un’altra grandezza.
Nell’esempio la capacità di risparmio è 2.500 − 1.250 − 750 = 500 €, mentre il non assegnato è 250 € — la differenza sono proprio i 250 € già messi da parte. La pagina non ribattezza l’uno con il nome dell’altro: i due numeri sono entrambi sotto gli occhi.
Il 50/30/20 non è una regola italiana
La ripartizione in 50% di bisogni, 30% di desideri e 20% di risparmio viene dagli Stati Uniti, dove casa, sanità e pensione non pesano come qui. I campi obiettivo sono quindi liberi, e i valori mostrati solo un punto di partenza.
L’obiettivo di risparmio si ricava dagli altri due perché i tre facciano sempre cento: alzando le spese fisse al 60%, è il risparmio a pagare la differenza, che è esattamente lo scambio da guardare.
La diagnosi indica la voce, non il totale
Quando una voce supera il suo obiettivo di più di cinque punti viene nominata quella, e le spese fisse vengono prima delle variabili. Il motivo è pratico: una spesa variabile si taglia il mese dopo, una fissa richiede di disdire, trasferirsi o rinegoziare.
Se il totale supera le entrate, non viene segnalato nient’altro — quella constatazione viene prima di ogni ripartizione.