Quanto rende davvero una casa messa a reddito
Il rendimento di un annuncio è il canone diviso il prezzo, e nient’altro. Si aggiungono i costi d’acquisto, lo sfitto, l’IMU e gli interessi, e quello che resta è la cifra che conta.
I dati
Il risultato
Formula
Il lordo e il netto non hanno la stessa base
Una casa da 180.000 € affittata a 750 € rende il 5% lordo. Aggiungendo 14.000 € di costi d’acquisto, un 8% di sfitto, 1.300 € di spese e 850 € di IMU, il netto scende al 3,16%.
Una parte della caduta viene dalle spese, ma un’altra viene dal denominatore: il lordo divide per 180.000 € e il netto per 194.000. Le due cifre non si confrontano quindi termine a termine.
Vale la pena saperlo perché il riferimento italiano fa diversamente. Lo studio dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate definisce il lordo come il rapporto fra canone annuo e valore di mercato, e passa al netto detraendo i costi dai canoni — tenendo lo stesso valore al denominatore per entrambi. Con quella convenzione lo scarto fra lordo e netto è più stretto di quello mostrato qui.
Lo sfitto in percentuale
Un 8% di sfitto toglie 720 € ai canoni: 8.280 € incassati invece di 9.000. È la differenza fra il rendimento di un annuncio e quello di un proprietario, ed è la voce che i conti fatti in fretta dimenticano per prima.
Il mercato italiano lo esprime come un tasso e non come un numero di mesi, e la pagina segue quell’uso.
Delle imposte non c’è traccia, e non è una svista
Il netto di questa pagina è al lordo dell’imposta sul reddito. Manca perché dipende interamente dal regime scelto: la cedolare secca sostituisce l’IRPEF con un’aliquota separata, la tassazione ordinaria fa concorrere il canone al reddito complessivo, e i due esiti divergono parecchio.
Una pagina che non chiede il regime non può dichiarare un rendimento al netto delle imposte. Lo studio dell’Agenzia, che invece un’ipotesi la fa, mette la tassazione dentro il proprio netto — un’altra ragione per cui le due cifre non sono la stessa cosa.
L’IMU compare, ma come campo da compilare: l’aliquota la delibera il Comune, e la pagina non ne afferma nessuna.
Il flusso di cassa mostrato è ottimista
Gli interessi sono calcolati in modo piatto sul capitale preso a prestito: 135.000 € al 3,5% fanno 4.725 € l’anno, ogni anno. Su un mutuo a rate vero calano man mano che si rimborsa, quindi il costo è sovrastimato negli ultimi anni e circa giusto nei primi.
Nell’altro senso, e pesa di più: la quota capitale non compare. Esce però dal conto tutti i mesi. Il flusso di cassa mostrato misura quindi quanto l’immobile genera prima del rimborso, non quanto resta sul conto.
Il rendimento sul capitale proprio
È la cifra che risponde a «quanto rende il mio denaro», non a «quanto rende l’immobile». Divide il flusso di cassa per il capitale proprio aumentato dei costi d’acquisto, perché escono dalla stessa tasca e nessuno dei due si recupera rivendendo.
Sale meccanicamente quando il capitale proprio scende, che è la definizione stessa della leva — e anche il motivo per cui va letto accanto al rendimento netto e non al suo posto.