Calcolatore di inflazione
L’inflazione funziona in entrambe le direzioni e servono entrambe. In avanti dice quanto costerà qualcosa più tardi. All’indietro dice quanto vale davvero una somma futura in euro che capisci oggi, ed è il modo onesto di leggere qualsiasi proiezione di lungo periodo.
I dati
Il risultato
Formula
Due domande, una formula
Ponila in avanti e ottieni il prezzo di un paniere di beni dopo un periodo di inflazione. Ponila all’indietro e ottieni il valore attuale di una somma futura. La seconda è la disciplina più utile: una proiezione previdenziale da un milione è una cosa molto diversa a seconda che sia un milione in euro di oggi o in euro tra trent’anni.
Perché il dato ufficiale può non essere il tuo
L’indice dei prezzi al consumo pubblicato dall’ISTAT misura un paniere ampio, ponderato sulla spesa media delle famiglie. La tua inflazione personale dipende da cosa compri davvero. Le famiglie in cui abitazione, asilo, assicurazioni o spostamenti pesano molto sperimentano spesso un’inflazione ben superiore a quella pubblicata, perché quelle voci sono cresciute più della media per periodi lunghi.
Vale la pena sapere che l’ISTAT calcola più indici con finalità diverse: quello per l’intera collettività, quello per le famiglie di operai e impiegati usato per le rivalutazioni monetarie previste dalla legge, e quello armonizzato europeo. Non coincidono, e il numero citato dai giornali non è sempre quello che si applica al tuo contratto.
Cosa significa per il risparmio
La liquidità remunerata sotto l’inflazione perde potere d’acquisto anche se il saldo cresce. In Italia gli interessi scontano il 26 % e vi si aggiunge l’imposta di bollo annua sul controvalore, quindi il rendimento reale al netto di tutto è spesso negativo anche quando il tasso lordo sembra dignitoso. Non è un argomento contro tenere liquidità, la cui funzione non ha nulla a che vedere con il rendimento, ma è un argomento contro tenerne molto più del necessario per decenni.
Cosa si rivaluta e cosa no
Alcuni importi seguono l’inflazione in modo automatico e altri no, e quella differenza struttura una vita intera. Le pensioni sono perequate per legge, i canoni di locazione possono essere aggiornati secondo l’indice previsto dal contratto, e il TFR accantonato in azienda si rivaluta secondo un meccanismo di legge collegato all’inflazione. Uno stipendio, invece, non è indicizzato a nulla: cresce solo se il contratto collettivo viene rinnovato o se lo negozi.
Ed è qui che il tema pesa di più in Italia: i rinnovi dei contratti collettivi hanno spesso tempi lunghi, con periodi in cui le retribuzioni restano ferme mentre i prezzi salgono. Un anno senza rinnovo non è un anno neutro, è una riduzione reale della retribuzione.
La capitalizzazione agisce in entrambi i sensi
Un tre per cento sembra mite. In trent’anni toglie circa sei decimi del potere d’acquisto. Lo stesso esponente che rende potente il risparmio rende implacabile l’inflazione.
Domande frequenti
Qual è un tasso di inflazione normale?
La Banca centrale europea punta al 2 % nel medio periodo per l’area euro. I dati effettivi variano parecchio, con periodi prolungati sopra e leggermente sotto.
Come correggo un rendimento per l’inflazione?
In modo approssimato, sottrai l’inflazione dal rendimento nominale. Più precisamente, dividi: (1 + nominale) / (1 + inflazione) − 1.
L’inflazione avvantaggia chi ha debiti?
Sul debito a tasso fisso sì, nel senso che restituisci con moneta che vale meno di quella presa a prestito. Sul tasso variabile l’effetto è spesso opposto, perché i rialzi seguono l’inflazione.
Quale indice ISTAT si applica al mio contratto?
Dipende: per le rivalutazioni previste dalla legge si usa l’indice per le famiglie di operai e impiegati, diverso da quello per l’intera collettività citato più spesso dai giornali.