Calcolatore di crescita dell'investimento
La maggior parte dei calcolatori restituisce un grande numero nominale e si ferma lì. Questo mostra anche quanto varrà quel numero in denaro di oggi, perché trent’anni di inflazione cambiano la risposta molto più di quanto quasi chiunque si aspetti.
I dati
Il risultato
Formula
Leggi la cifra reale, non quella grande
Una proiezione da un milione tra trent’anni sembra sicurezza. Con un’inflazione del due per cento comprerà all’incirca quanto oggi comprano cinquecentocinquantamila euro. Nessuna delle due cifre è falsa, ma solo una dice qualcosa su come vivrai davvero.
Ogni volta che vedi una proiezione di lungo periodo — da un calcolatore, da un consulente o da un rendiconto — la prima domanda da porsi è se sia nominale o reale.
L’ipotesi di rendimento fa quasi tutto il lavoro
Cambia il rendimento di due punti e osserva come si sposta il risultato. Quella sensibilità è il motivo onesto per diffidare delle proiezioni che sembrano precise: il risultato è molto più netto di quanto il dato di partenza meriti.
Un portafoglio azionario diversificato ha reso storicamente intorno al sette per cento annuo al netto dell’inflazione su orizzonti molto lunghi, con differenze enormi tra decenni.
L’ordine conta, non solo la media
Il calcolatore assume un rendimento annuo costante. La realtà produce la stessa media lungo un percorso irregolare, e quando arrivano gli anni negativi fa differenza. Rendimenti deboli all’inizio, quando il capitale è piccolo, incidono appena sul risultato; gli stessi rendimenti poco prima di iniziare a prelevare possono essere seri.
I costi in Italia pesano più che altrove
È un punto che merita franchezza. I fondi comuni collocati in Italia hanno storicamente commissioni di gestione elevate nel confronto internazionale, alle quali si aggiungono in molti casi commissioni di sottoscrizione e di performance. Una differenza di un punto e mezzo di costo annuo, su trent’anni, si mangia una frazione molto ampia del capitale finale — e il calcolatore lavora al lordo dei costi, quindi vanno sottratti dal rendimento prima di inserirlo.
Il confronto con un ETF a replica passiva, i cui costi correnti sono in genere una frazione, non è una questione di preferenze ma di aritmetica. Il documento contenente le informazioni chiave riporta obbligatoriamente i costi correnti: è il primo numero da guardare, prima del rendimento passato.
La fiscalità: due aliquote e un’asimmetria
I redditi finanziari scontano il 26 %, ma i titoli di Stato italiani e di paesi in white list il 12,5 %. Si aggiunge l’imposta di bollo annua sul controvalore, dovuta anche negli anni in cui il capitale non cresce.
C’è poi una particolarità che conviene conoscere prima di costruire un portafoglio: i guadagni da fondi ed ETF sono redditi di capitale mentre le perdite sugli stessi strumenti sono redditi diversi, e le due categorie non si compensano tra loro. Non puoi usare una minusvalenza su un ETF per abbattere una plusvalenza su un altro ETF.
I versamenti sono ciò che controlli
Il rendimento non si sceglie. L’importo versato e il numero di anni sì. Aumenta il versamento mensile di cento euro e confrontalo con un punto in più di rendimento — su un orizzonte lungo sono spesso paragonabili, e solo uno dei due dipende davvero da te.
Domande frequenti
Quale rendimento devo ipotizzare?
Molti usano tra il sei e l’otto per cento nominale per un portafoglio azionario diversificato su orizzonti lunghi. Riducilo se la componente obbligazionaria è ampia.
I costi sono compresi?
No. Sottrai le commissioni di gestione dal rendimento prima di inserirlo. In Italia i costi dei fondi collocati sono storicamente elevati nel confronto internazionale, e il documento informativo li riporta obbligatoriamente.
Le imposte sono comprese?
No. I redditi finanziari scontano il 26 %, i titoli di Stato il 12,5 %, e si aggiunge l’imposta di bollo annua sul controvalore.
Meglio investire un po’ alla volta o tutto insieme?
Storicamente investire subito l’intero importo ha vinto più spesso, semplicemente perché i mercati salgono più di quanto scendano. Diluire riduce il rischio di entrare nel momento peggiore.