Calcolatore della pensione

La domanda utile non è quanto avrai. È se quel capitale sostiene la vita che vuoi. Il calcolatore confronta le due cose: quanto sei sulla strada di accumulare, rispetto a quanto servirebbe per prelevare il reddito desiderato in modo sostenibile.

I dati

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La quota di portafoglio prelevata nel primo anno di pensione.

Il risultato

Avanzo o disavanzo—
Saldo previsto—
Saldo necessario—
Saldo previsto in euro di oggi—
Reddito che sosterrebbe—
Reddito desiderato, in euro futuri—
In linea—
Anni rimanenti—
Formula
Capitale proiettato da risparmi e versamenti attuali, confrontato con il capitale necessario = reddito desiderato rivalutato all’anno di pensionamento, diviso per il tasso di prelievo.

Perché l’obiettivo si sposta

Duemila euro al mese sembra concreto, ma se vai in pensione tra trent’anni, duemila euro di oggi corrisponderanno a una cifra nominale ben maggiore. Il calcolatore rivaluta il reddito desiderato fino all’anno di pensionamento prima di determinare il capitale necessario. Saltare questo passaggio è il modo più comune in cui le proiezioni previdenziali si lusingano da sole.

Il tasso di prelievo

Il quattro per cento è il punto di partenza convenzionale, ricavato da studi su portafogli statunitensi lungo pensionamenti di trent’anni. È una regola empirica tratta da dati passati, non una legge. Una pensione più lunga, valutazioni elevate all’inizio o un portafoglio più prudente suggeriscono tutti un tasso inferiore.

Il sistema contributivo cambia la logica

Chi è entrato nel mondo del lavoro dopo la riforma degli anni Novanta ha una pensione calcolata con il metodo contributivo: non una percentuale dell’ultimo stipendio, ma il montante dei contributi versati nell’intera vita lavorativa, rivalutato secondo la crescita del PIL e trasformato in rendita attraverso un coefficiente legato all’età di uscita.

Ne discendono due conseguenze pratiche. La prima è che ogni anno senza contributi — disoccupazione, lavoro non regolare, periodi all’estero non ricongiunti — incide direttamente e per sempre sull’importo. La seconda è che i coefficienti di trasformazione vengono aggiornati periodicamente in base all’aspettativa di vita e sono andati riducendosi: rimandare l’uscita di un paio d’anni aumenta la pensione due volte, perché aggiunge contributi e alza il coefficiente.

Non tirare a indovinare: l’INPS mette a disposizione l’estratto conto contributivo e un simulatore della pensione futura. Consultalo prima, sottrailo dall’obiettivo di reddito e applica il calcolo a ciò che resta.

Il TFR è la leva previdenziale più trascurata

Ogni anno una quota della retribuzione viene accantonata come trattamento di fine rapporto. Puoi lasciarla in azienda, dove si rivaluta secondo un meccanismo di legge, oppure destinarla a un fondo pensione. La differenza fiscale è rilevante: la prestazione di un fondo pensione sconta un’aliquota agevolata che si riduce con gli anni di partecipazione, mentre il TFR liquidato dal datore segue la tassazione separata, di norma più onerosa.

Nei fondi negoziali si aggiunge il contributo del datore di lavoro, che spetta però solo a chi versa anche la propria quota: chi non aderisce vi rinuncia. È una decisione che moltissimi prendono per inerzia, senza mai confrontare i due percorsi.

Cosa il calcolatore lascia fuori

La pensione pubblica, il TFR, un fondo pensione, un immobile locato o un’eredità. Ciascuno riduce il capitale necessario. Tratta la cifra richiesta come ciò che il tuo risparmio personale deve coprire in più.

Domande frequenti

Di quanto ho bisogno per andare in pensione?

Una scorciatoia comune sono venticinque volte la spesa annua, l’inverso della regola del quattro per cento. Sottrai prima la pensione pubblica stimata, che copre buona parte del fabbisogno.

Dove verifico la mia pensione futura?

Sul sito dell’INPS, che mette a disposizione l’estratto conto contributivo e un simulatore. È un punto di partenza molto migliore di una stima a memoria.

Conviene lasciare il TFR in azienda o versarlo a un fondo pensione?

La prestazione di un fondo pensione sconta un’aliquota agevolata che scende con gli anni di partecipazione, mentre il TFR in azienda segue la tassazione separata. Nei fondi negoziali si aggiunge il contributo del datore, che spetta solo a chi versa la propria quota.

Che effetto ha smettere di lavorare prima?

Nel sistema contributivo ogni anno senza versamenti riduce il montante in modo permanente, e uscire prima abbassa il coefficiente di trasformazione. Rimandare l’uscita alza la pensione due volte.