Calcolatore PIR
Questo tipo di strumento si alimenta con denaro già tassato e in cambio la crescita e l’uscita ricevono un trattamento agevolato. Il confronto sotto mostra quanto varrebbe lo stesso capitale in un piano la cui prestazione viene tassata.
I dati
Il risultato
Formula
In Italia esiste, e si chiama PIR
A differenza di Spagna o Francia, dove non c’è un vero equivalente, l’Italia dispone di uno strumento che replica esattamente questa logica. Il piano individuale di risparmio a lungo termine si alimenta con denaro già tassato, non dà alcuna deduzione, e in cambio esenta completamente dall’imposta del ventisei per cento i redditi di capitale e le plusvalenze, a condizione che gli strumenti siano detenuti per almeno cinque anni.
C’è di più: le somme investite in un PIR sono escluse anche dall’imposta di successione, il che ne fa uno strumento di trasmissione oltre che di investimento.
Il prezzo dell’esenzione è un vincolo di composizione
L’agevolazione non è gratuita in termini di libertà di scelta. Il piano deve rispettare vincoli precisi: una quota prevalente deve essere investita in strumenti finanziari di imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia, e all’interno di quella quota una parte deve andare a società di dimensioni minori, escluse dagli indici principali. Esistono inoltre limiti annui e complessivi di versamento, più volte rimodulati, e un limite di concentrazione su singolo emittente.
Il risultato è un portafoglio strutturalmente sbilanciato verso il mercato domestico e verso società di piccola capitalizzazione. È una concentrazione geografica e dimensionale che va valutata: l’esenzione fiscale ha valore soltanto se il rendimento c’è, e un portafoglio poco diversificato aumenta la dispersione dei risultati possibili.
Cinque anni sono un vincolo vero
Se disinvesti prima del compimento del quinquennio, le agevolazioni decadono e le imposte sono dovute con gli interessi. Esiste però la possibilità di sostituire uno strumento con un altro avente le stesse caratteristiche entro un termine breve senza perdere il beneficio, il che consente una certa gestione interna.
Il confronto con il fondo pensione
Sono due strumenti diversi e non alternativi in senso stretto. Il fondo pensione deduce oggi e tassa la prestazione tra il quindici e il nove per cento, ma vincola il capitale fino alla pensione salvo anticipazioni. Il PIR non deduce nulla ma azzera l’imposta sui rendimenti dopo cinque anni e resta liquidabile, sia pure con la perdita del beneficio.
Per chi ha un’aliquota marginale alta e un orizzonte lungo il fondo pensione è di norma più efficiente, soprattutto se c’è il contributo del datore di lavoro. Per chi ha redditi bassi, per cui la deduzione vale poco, o per chi vuole mantenere disponibilità, il PIR è l’alternativa sensata.
Attenzione ai costi, come sempre
Molti PIR sono stati collocati sotto forma di fondi comuni con commissioni elevate. Un vantaggio fiscale del ventisei per cento sui rendimenti si annulla in fretta se il costo annuo di gestione supera di un paio di punti quello di uno strumento equivalente non agevolato. Confronta i costi correnti prima di lasciarti convincere dall’esenzione.
Domande frequenti
Che cos’è un PIR?
Un piano individuale di risparmio a lungo termine che esenta dall’imposta del ventisei per cento i rendimenti degli strumenti detenuti per almeno cinque anni, a condizione di rispettare vincoli di composizione del portafoglio.
Quali vincoli ha un PIR?
Una quota prevalente deve essere investita in imprese italiane o con stabile organizzazione in Italia, con una parte riservata a società di dimensioni minori, entro limiti annui e complessivi di versamento.
Che succede se disinvesto prima di cinque anni?
Le agevolazioni decadono e le imposte sono dovute con gli interessi. È però possibile sostituire uno strumento con un altro avente le stesse caratteristiche entro un termine breve senza perdere il beneficio.
Meglio un PIR o un fondo pensione?
Il fondo pensione è di norma più efficiente per chi ha un’aliquota marginale alta e orizzonte lungo, soprattutto con il contributo del datore. Il PIR conviene a chi ha redditi bassi o vuole mantenere disponibilità.