Calcolatore dello stipendio netto
Il passaggio dal lordo annuo al netto mensile in Italia attraversa quattro passaggi, e l’ordine conta: prima i contributi, poi l’IRPEF sul residuo, poi le detrazioni, infine le addizionali locali. Chi applica direttamente l’aliquota del proprio scaglione alla RAL ottiene un numero che non somiglia alla busta paga.
I dati
Il risultato
Formula
Prima i contributi, poi le imposte
Sulla retribuzione lorda il dipendente versa la sua quota di contributi previdenziali: per il settore privato è di norma il 9,19%, con un punto in più sulla parte di retribuzione che eccede la prima fascia annua. Questa quota è deducibile: l’IRPEF si calcola su quello che resta, non sulla RAL.
È il primo motivo per cui l’aliquota applicata alla RAL sovrastima l’imposta. Su 35.000 euro lordi, l’imponibile fiscale è intorno a 31.800.
Gli scaglioni e l’aliquota marginale
L’IRPEF è progressiva a tre scaglioni: 23% fino a 28.000 euro, un’aliquota intermedia fino a 50.000 e 43% oltre. L’aliquota dello scaglione intermedio è stata ritoccata al ribasso dalle leggi di bilancio più recenti, quindi conviene verificare il valore dell’anno in corso prima di fare il conto a mano.
In ogni caso l’aliquota si applica solo alla parte di reddito che cade dentro lo scaglione. Chi guadagna 52.000 euro non paga il 43% su tutto: lo paga sugli ultimi duemila. L’aliquota media è sempre nettamente inferiore a quella marginale, e la seconda serve solo a valutare quanto ti resterebbe di un aumento.
Le detrazioni da lavoro dipendente
Dall’imposta lorda si sottrae la detrazione per redditi da lavoro dipendente, che è massima ai redditi bassi e si azzera progressivamente salendo. È la ragione per cui sotto una certa soglia l’IRPEF effettiva è zero, e per cui il netto non cresce in modo lineare con il lordo: nella fascia in cui la detrazione si riduce, ogni euro in più ne porta a casa meno di quanto suggerisca lo scaglione.
A questa si aggiungono le detrazioni per coniuge e figli a carico — queste ultime oggi in larga parte sostituite dall’assegno unico, che arriva sul conto e non in busta paga.
Le addizionali cambiano da comune a comune
Dopo l’IRPEF statale arrivano l’addizionale regionale (grosso modo tra l’1,2% e il 3,3%) e la comunale (fino allo 0,9%). Due persone con la stessa RAL residenti in regioni diverse hanno netti diversi di parecchie centinaia di euro l’anno. Le addizionali dell’anno vengono trattenute in rate nell’anno successivo, ed è il motivo per cui le buste paga da gennaio in poi sono spesso più leggere.
Tredici o quattordici mensilità
La RAL comprende la tredicesima e, dove il contratto la prevede, la quattordicesima. Per ottenere il netto mensile ordinario si divide il netto annuo per il numero di mensilità del contratto, non per dodici. La tredicesima, poi, è più leggera del previsto: su di essa non spettano le detrazioni, che sono già state assorbite dalle mensilità ordinarie.
Il fondo pensione riduce l’imponibile
I versamenti alla previdenza complementare sono deducibili fino a 5.164,57 euro l’anno. Il risparmio corrisponde alla tua aliquota marginale: chi è al 43% recupera oltre duemila euro versandone cinquemila. Il contributo del datore di lavoro previsto dal contratto è aggiuntivo, e rinunciarvi per non versare la propria quota è quasi sempre un errore di calcolo.
Domande frequenti
Perché il netto è così lontano dal lordo?
Perché tra i due ci sono circa il 9,2% di contributi, l’IRPEF progressiva e le addizionali locali. Su una RAL media il netto si colloca intorno al 70-73% del lordo.
Quali sono gli scaglioni IRPEF?
Tre: 23% fino a 28.000 euro, un’aliquota intermedia fino a 50.000 e 43% oltre. Il valore intermedio è stato modificato di recente, quindi va verificato per l’anno in corso.
Perché la tredicesima è più bassa di una mensilità normale?
Perché su di essa non si applicano le detrazioni da lavoro dipendente, già interamente utilizzate sulle mensilità ordinarie.
Conviene versare al fondo pensione?
Sui primi 5.164,57 euro l’anno il versamento è deducibile e il risparmio corrisponde alla tua aliquota marginale. Se il contratto prevede un contributo del datore, rinunciarci significa lasciare denaro sul tavolo.