Calcolatore del reddito da dividendi
Attiva e disattiva il reinvestimento per vedere la differenza. Su un orizzonte lungo è di solito il fattore più importante della cifra finale, ed è il motivo per cui i grafici del rendimento complessivo appaiono così diversi da quelli del prezzo.
I dati
Il risultato
Formula
È nel reinvestimento che vive la capitalizzazione
Un dividendo incassato come reddito viene speso e sparisce. Un dividendo reinvestito compra altre quote, che pagano altri dividendi, che comprano altre quote. Su decenni questo spiega una parte molto ampia del rendimento complessivo di un mercato azionario — assai più della sola rivalutazione dei prezzi.
Il rendimento sul prezzo di carico lusinga
Rapportare il dividendo attuale a quanto avevi pagato può apparire spettacolare dopo vent’anni. È una cifra soddisfacente e un pessimo strumento decisionale: per una scelta di oggi conta il rendimento corrente sul valore corrente, perché è quello che il tuo capitale potrebbe rendere altrove.
Un rendimento alto è un avvertimento tanto quanto un’occasione
Il rendimento è il dividendo diviso per il prezzo. Una cifra insolitamente alta significa spesso che il prezzo è sceso perché il mercato dubita della sostenibilità della cedola. La borsa italiana ha storicamente una quota rilevante di società a distribuzione elevata, il che rende particolarmente utile verificare se il dividendo sia coperto dagli utili e non finanziato con debito.
La tassazione frena il reinvestimento manuale
Questo punto pesa molto in Italia. I dividendi scontano una ritenuta del ventisei per cento nell’anno di incasso, che tu li reinvesta o no, e non esiste alcuna soglia di esenzione. Reinvestire i dividendi a mano significa quindi pagare l’imposta a ogni stacco, interrompendo la capitalizzazione che il calcolatore mostra.
Esiste un’alternativa che elimina questo attrito: i fondi ed ETF ad accumulazione, che non distribuiscono nulla e incorporano i proventi nel valore della quota. Non essendoci distribuzione non c’è tassazione annuale, e l’imposta è rinviata al momento della vendita. Per una strategia di accumulazione di lungo periodo la differenza rispetto all’incassare e reinvestire è considerevole.
Va però ricordata l’asimmetria italiana: i guadagni da fondi ed ETF sono redditi di capitale, le perdite sugli stessi strumenti redditi diversi, e le due categorie non si compensano. Le minusvalenze restano utilizzabili solo contro plusvalenze da azioni, obbligazioni o certificati, ed entro quattro anni.
I dividendi esteri
Subiscono una ritenuta nel paese della società emittente, ridotta dalle convenzioni contro le doppie imposizioni, alla quale si aggiunge l’imposta italiana. Il recupero dell’eccedenza rispetto all’aliquota convenzionale è possibile ma richiede una procedura presso l’amministrazione fiscale estera che raramente conviene per importi contenuti.
Domande frequenti
Quale rendimento da dividendo è buono?
I livelli di mercato si collocano di norma in percentuali basse a una cifra. Valori molto superiori meritano un’analisi anziché entusiasmo: spesso segnalano che il mercato si attende un taglio.
I dividendi sono garantiti?
No. Una società può ridurli o sospenderli in qualsiasi momento, e molte lo hanno fatto. Una lunga storia di aumenti è un segnale rassicurante, non una promessa.
I dividendi sono tassati se li reinvesto?
Sì. Scontano la ritenuta del ventisei per cento nell’anno di incasso, reinvestiti o no. I fondi ad accumulazione evitano l’attrito perché non distribuiscono.
Meglio distribuzione o accumulazione?
Per accumulare capitale, l’accumulazione rinvia l’imposta al momento della vendita anziché pagarla a ogni stacco. La distribuzione ha senso quando ti serve il flusso di cassa.