Calcolatore del punto di pareggio
Il punto di pareggio è il numero di pezzi oltre il quale l’attività smette di perdere. Dipende da tre grandezze soltanto, e la fatica sta tutta nel classificare correttamente i costi: in Italia una parte di quelli che sembrano variabili sono fissi per legge.
I dati
Il risultato
Formula
Costi fissi e variabili, senza scorciatoie
Un costo è variabile se cresce con il pezzo venduto: materie prime, packaging, commissioni sulle vendite, spedizione, provvigioni agli agenti. È fisso se lo paghi comunque: affitto del locale, canone del gestionale, assicurazione, commercialista, stipendi non legati alla produzione.
Il margine di contribuzione è la differenza tra prezzo e costo variabile unitario: è quanto ogni pezzo lascia per coprire i costi fissi. Dividi i costi fissi per quel margine e sai quanti pezzi ti servono per non perdere.
I contributi fissi INPS sono un costo fisso vero
Chi è iscritto alla gestione artigiani o commercianti versa i contributi sul minimale a prescindere dal fatturato: intorno ai 4.500 euro l’anno, divisi in quattro rate, anche a fatturato zero. È denaro che va nei costi fissi con lo stesso peso dell’affitto, e molti neoimprenditori lo dimenticano perché non arriva come una fattura.
Diverso per chi è iscritto alla gestione separata (professionisti senza cassa): lì il contributo è puramente proporzionale al reddito, quindi variabile. La distinzione sposta il punto di pareggio di parecchie unità.
Ragiona sempre al netto dell’IVA
Prezzo e costi vanno inseriti al netto dell’imposta, perché per un soggetto IVA è una partita di giro. L’eccezione è il forfettario: non addebiti l’IVA sulle vendite ma non la detrai sugli acquisti, quindi i costi vanno messi al lordo. Confondere i due piani è l’errore che rende inutile tutto il calcolo.
Un punto di prezzo vale più di un taglio ai costi
Con prezzo 50 e costo variabile 30, il margine è 20. Alzare il prezzo a 55 lo porta a 25: il pareggio scende del 20%. Ridurre il costo variabile del 5% lo porta a 21,50, cioè il pareggio scende del 7%. Sui prodotti a margine sottile il prezzo è la leva più potente, e quasi sempre la meno usata.
Il margine di sicurezza dice quanta strada hai
È la distanza percentuale tra le vendite che ti aspetti e quelle di pareggio. Al 10% basta un mese storto per andare in perdita; al 40% hai spazio per assorbire una stagione debole. È il numero da guardare prima di firmare un contratto d’affitto più caro, perché quell’affitto entra nei costi fissi e riduce il margine di sicurezza in modo permanente.
Il pareggio giornaliero rende il numero concreto
Milletrecento pezzi al mese è un’astrazione; sessanta al giorno su ventidue giorni di apertura è qualcosa che puoi confrontare con quello che vedi in negozio. Se il numero giornaliero sembra irrealistico, il piano ha un problema che nessuna ottimizzazione successiva risolverà.
Domande frequenti
I contributi INPS sono costi fissi o variabili?
Per artigiani e commercianti la parte sul minimale è fissa: si versa anche a fatturato zero, circa 4.500 euro l’anno. Per la gestione separata è tutto proporzionale al reddito, quindi variabile.
Devo usare prezzi con o senza IVA?
Senza, se sei in regime ordinario: l’IVA è una partita di giro. In forfettario invece i costi vanno inseriti al lordo, perché non la detrai.
Come tratto il mio compenso da imprenditore?
Se è un importo stabilito che prelevi comunque, è un costo fisso. Se ti pagherai con quello che avanza, tienilo fuori dai costi e usa l’utile obiettivo.
Che margine di sicurezza è accettabile?
Sotto il 20% l’attività è fragile. Sopra il 30-40% c’è spazio per assorbire una stagione debole senza andare in perdita.