Calcolatore del margine

Margine e ricarico misurano la stessa differenza tra prezzo e costo, ma la dividono per due numeri diversi. Scambiarli è l’errore più costoso e più comune nella determinazione dei prezzi, perché produce sempre un prezzo troppo basso, mai troppo alto.

I dati

€
€
%

Il risultato

Margine sul prezzo—
Ricarico sul costo—
Utile per unità—
Utile sulle unità vendute—
Ricavi—
Prezzo necessario per il margine desiderato—
Pari a questo ricarico sul costo—
Prezzo se lo usassi per errore come ricarico—
E il margine che ciò darebbe davvero—
Formula
Margine = (prezzo − costo) ÷ prezzo. Ricarico = (prezzo − costo) ÷ costo. Lo stesso guadagno, due denominatori diversi.

Margine sul prezzo, ricarico sul costo

Compri a 60, vendi a 100. Il guadagno è 40. Il margine è 40 su 100, cioè il 40%. Il ricarico è 40 su 60, cioè il 66,7%. Stessa operazione, due percentuali molto lontane.

Nel commercio italiano si parla abitualmente di ricarico — «ci faccio il cinquanta» significa quasi sempre applicare il 50% al costo. In contabilità e nei bilanci si ragiona invece per margine sul fatturato. Quando le due culture si incontrano nella stessa riunione, i numeri smettono di tornare.

L’errore che sottoprezza sistematicamente

Vuoi un margine del 40% e applichi il 40% al costo: 60 × 1,4 = 84. A quel prezzo il margine effettivo è 24 su 84, cioè il 28,6%. Hai perso più di undici punti di margine credendo di averli presi.

La formula corretta parte dal prezzo: prezzo = costo ÷ (1 − margine). Per il 40% su un costo di 60 servono 100 euro. L’errore è tanto più grande quanto più alto è il margine desiderato, e diventa devastante sopra il 50%.

Il margine non può arrivare al 100%

Per definizione il margine è una quota del prezzo, quindi resta sotto il 100% finché il costo è positivo. Il ricarico invece non ha limite: su un software con costo marginale quasi nullo può essere del 2.000%. Se qualcuno annuncia un margine del 150%, sta parlando di ricarico.

Tutto al netto dell’IVA

Prezzo di vendita e costo d’acquisto vanno presi entrambi al netto dell’imposta. Calcolare il margine sul prezzo al pubblico e sul costo netto gonfia il risultato di oltre venti punti e produce previsioni di utile che il bilancio poi smentisce. L’eccezione è il forfettario, dove l’IVA sugli acquisti è un costo reale e va lasciata dentro il costo.

Il margine lordo non è l’utile

Quello che il calcolo restituisce è il margine sulla singola vendita, prima di affitto, personale, commercialista, contributi e piattaforme. Un margine del 40% su un prodotto può convivere benissimo con un’azienda in perdita, se il volume non basta a coprire i costi fissi. È il motivo per cui questo calcolo va letto insieme al punto di pareggio, non da solo.

Percentuale alta, euro pochi

Un accessorio con il 70% di margine su un prezzo di 8 euro lascia 5,60 euro. Un elettrodomestico con il 18% su 600 euro ne lascia 108. Le percentuali servono a confrontare prodotti simili; le decisioni su cosa spingere, dove mettere lo spazio a scaffale e quanto investire in pubblicità si prendono sul margine in euro per unità, moltiplicato per i pezzi che riesci realmente a vendere.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra margine e ricarico?

Il margine divide il guadagno per il prezzo di vendita, il ricarico per il costo d’acquisto. Un margine del 40% corrisponde a un ricarico del 66,7%.

Come trovo il prezzo per un margine dato?

Prezzo = costo diviso (1 meno il margine in decimali). Per il 40% si divide per 0,6, non si moltiplica per 1,4.

Devo includere l’IVA?

No, in regime ordinario si lavora su valori al netto. In forfettario l’IVA pagata sugli acquisti è un costo effettivo e va lasciata dentro il costo.

Un margine del 200% è possibile?

No: il margine è una quota del prezzo e resta sotto il 100%. Un valore superiore è un ricarico.