Calcolatore FIRE
L’indipendenza finanziaria si riduce a due numeri: quanto spendi in un anno e quale percentuale del capitale puoi prelevare senza consumarlo. Il resto è aritmetica. La parte italiana della questione è che il prelievo lordo deve essere più alto di quello che ti serve, perché una fetta se ne va in imposte.
I dati
Il risultato
Formula
La regola del 4% è nata altrove
Il tasso di prelievo del 4% viene da uno studio sui rendimenti storici del mercato azionario e obbligazionario statunitense, su portafogli in dollari e con orizzonti di trent’anni. È un buon punto di partenza, non una legge di natura. Chi punta a smettere a cinquant’anni ha davanti quaranta o cinquant’anni di prelievi, non trenta, e in quel caso un tasso più prudente — tra il 3% e il 3,5% — cambia molto il capitale obiettivo.
La differenza non è marginale. Con 30.000 euro di spesa annua, il 4% chiede 750.000 euro; il 3,25% ne chiede oltre 920.000. Sono anni di lavoro in più.
Il prelievo lordo e quello netto
Quando vendi quote di un fondo o di un ETF per finanziare l’anno, l’imposta si applica solo alla plusvalenza, non all’intero importo venduto: l’aliquota è del 26% (12,5% sui titoli di Stato italiani e dei paesi in white list). Nei primi anni la quota di plusvalenza dentro ogni vendita è piccola e l’imposta pesa poco; man mano che il capitale cresce rispetto a quanto hai versato, quella quota aumenta.
A regime, un portafoglio che è per metà guadagno lascia sul terreno circa il 13% di ogni prelievo. Se ti servono 30.000 euro netti in mano, devi venderne intorno a 34.000. Il calcolatore ragiona in termini di spesa netta: se vuoi essere prudente, aumenta la spesa annua di quel margine invece di sperare che si sistemi da sé.
L’imposta di bollo mangia un pezzo di rendimento
Sul dossier titoli si paga ogni anno lo 0,2% del controvalore, indipendentemente dal fatto che il portafoglio sia salito o sceso. Su un milione di euro sono duemila euro l’anno. Non è drammatico, ma va sottratto dal rendimento atteso insieme al costo del prodotto: se metti 6% reale nel calcolatore, ricordati che 0,2% di bollo e magari 0,2% di TER lo hanno già ridotto a 5,6% prima ancora di cominciare.
La pensione pubblica non sparisce
Chi smette di lavorare a cinquanta o cinquantacinque anni non perde i contributi già versati: la pensione arriverà comunque, con l’età e i requisiti previsti al momento (oggi 67 anni per la vecchiaia). Sarà più bassa, perché il montante contributivo si ferma, ma è un reddito che entra alla fine dell’orizzonte e riduce quanto il capitale deve coprire da solo.
Il modo pulito di trattarla è dividere il problema in due: dal momento in cui smetti fino ai 67 anni il capitale copre tutto; dopo, copre solo la differenza tra la spesa e la pensione. È un calcolo a due fasi che quasi sempre abbassa il capitale obiettivo rispetto alla regola secca.
Il TFR e il fondo pensione sono capitale vincolato
Se hai lasciato il TFR in azienda o l’hai destinato a un fondo pensione, quel denaro esiste ma non è disponibile a cinquant’anni. Dal fondo pensione si può chiedere un’anticipazione o il riscatto solo in casi tipizzati, e la rendita o il capitale finale arrivano al pensionamento. Contalo pure nel patrimonio, ma non nel capitale che finanzia gli anni tra i cinquanta e i sessantasette.
Il tasso di risparmio conta più del rendimento
Nei primi dieci anni il capitale è piccolo e i rendimenti agiscono su poco: quello che sposta il traguardo è quanto versi. Passare dal 20% al 35% di tasso di risparmio toglie più anni di quanti ne tolga un punto di rendimento in più. Il rendimento diventa il fattore dominante solo nella seconda metà del percorso, quando il capitale è ormai grande.
Domande frequenti
Il 4% funziona anche in Italia?
È un’approssimazione ragionevole per un portafoglio globale, ma è tarata su trent’anni e su dati statunitensi. Per un’uscita anticipata con quaranta o più anni davanti, molti usano il 3-3,5%.
Quanto pago di imposte sui prelievi?
Il 26% sulla sola plusvalenza contenuta in ciò che vendi, 12,5% sui titoli di Stato. Nei primi anni incide poco, a regime intorno al 13% del prelievo se metà del portafoglio è guadagno.
Devo contare il fondo pensione nel capitale?
Nel patrimonio sì, nel capitale che finanzia gli anni prima dei 67 no: non è disponibile se non nei casi di anticipazione previsti dalla legge.
Il rendimento va inserito al lordo o al netto dell’inflazione?
Al netto. Se usi un rendimento nominale devi rivalutare ogni anno anche la spesa, e il risultato diventa difficile da leggere.