Calcolatore del rapporto rata-reddito

Prima di concedere un mutuo la banca somma tutte le rate che già paghi, ci aggiunge quella nuova e divide per il reddito. Il numero che ne esce decide più della tua storia creditizia. In Italia la soglia consueta è un terzo, ed è calcolata sul netto, non sul lordo.

I dati

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Al lordo. Le banche ragionano sul lordo, non sul netto.

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Affitto, oppure rata più IMU, assicurazione ed eventuali spese condominiali.

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La rata minima, non quanto paghi realmente.

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Prestiti personali, mantenimento dei figli, assegno divorzile.

Il risultato

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Rapporto complessivo, tutto incluso—
Incidenza abitativa, solo casa—
Impegnato ogni mese—
Reddito lordo non impegnato—
Margine prima del 43 %—
Margine prima del 36 %—
Spesa abitativa consentita dalla regola del 28 %—
Formula
Rapporto rata/reddito = totale delle rate mensili ÷ reddito mensile. Le banche italiane usano il reddito netto e si fermano di norma a un terzo.

Un terzo del netto, non il 43% del lordo

Le soglie che si leggono in giro — 43%, 36%, la regola del 28% per la sola casa — vengono dal mercato dei mutui statunitense e sono calcolate sul reddito lordo. Le banche italiane ragionano diversamente: prendono il reddito netto mensile, spesso calcolato dividendo il netto annuo per dodici, e verificano che la somma di tutte le rate non superi un terzo.

La differenza è sostanziale. Un lordo di 40.000 euro fa circa 2.200 euro netti al mese: la soglia italiana è circa 730 euro di rate, mentre il 36% del lordo mensile darebbe 1.200 euro. Chi usa i parametri americani si fa un’idea molto ottimistica di quanto potrà chiedere.

Il terzo non è una legge, è prassi

Nessuna norma impone quel limite: è la soglia interna che quasi tutti gli istituti adottano, e alcuni la spingono al 35% o al 40% per redditi alti, dove il reddito residuo dopo le rate resta comunque ampio. Il ragionamento vero della banca è quello: quanto ti rimane in mano dopo aver pagato tutto. Con 8.000 euro netti al mese un 40% lascia 4.800 euro per vivere; con 1.500 euro un 33% ne lascia 1.000, ed è molto più fragile.

Cosa entra nel conto

Entrano tutte le rate di finanziamenti in corso: prestiti personali, credito al consumo, rate di elettrodomestici e telefoni, leasing, cessione del quinto, l’eventuale mutuo esistente. Entra anche l’assegno di mantenimento se c’è una separazione. Non entrano le utenze, la spesa e le spese condominiali, che pure la banca considera nella valutazione complessiva ma fuori dal rapporto.

Le rate figurano nelle banche dati creditizie — CRIF, Experian, CTC — che la banca interroga sempre. Dimenticarsi di dichiarare un finanziamento non serve a nulla: risulta comunque, e la reticenza pesa più della rata.

La cessione del quinto ha un suo limite

Per i dipendenti la cessione del quinto è vincolata per legge a un massimo del 20% del netto in busta paga, e la rata viene trattenuta alla fonte dal datore di lavoro. Si può sommare a un delegazione di pagamento fino al 40% complessivo, ma quella capacità è la stessa che serve al mutuo: usarla per il credito al consumo significa non averla per la casa.

Chiudere un piccolo debito vale più di quanto sembri

Un finanziamento da 180 euro al mese con sei rate residue è poco più di mille euro, ma toglie 180 euro dalla capacità mensile: al tasso di un mutuo trentennale sono circa quarantamila euro di importo finanziabile in meno. Estinguere i piccoli debiti nei mesi prima della domanda è quasi sempre la mossa che sposta di più il risultato.

Domande frequenti

Quale soglia usano le banche italiane?

Di norma un terzo del reddito netto mensile, considerando tutte le rate in corso più quella nuova. Alcuni istituti arrivano al 35-40% quando il reddito residuo resta ampio.

Si calcola sul lordo o sul netto?

Sul netto. Le soglie del 43% e del 36% che si trovano online sono statunitensi e riferite al lordo: applicarle in Italia porta a sovrastimare molto la capacità di indebitamento.

Le spese condominiali contano?

Non nel rapporto, ma la banca le considera nella valutazione complessiva della sostenibilità, insieme al numero di persone a carico.

Conviene chiudere un piccolo prestito prima di chiedere il mutuo?

Quasi sempre sì. Ogni cento euro di rata eliminata liberano circa ventimila euro di mutuo su trent’anni.