Comparatore affitto o acquisto

Confrontare una rata di mutuo con un affitto è il confronto sbagliato, perché una parte della rata costruisce capitale e l’affitto no — mentre interessi, imposte e manutenzione non costruiscono nulla. Questo calcolatore confronta con che cosa finisci davvero su ciascuna strada.

I dati

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In rapporto al valore dell'immobile. L'uno per cento l'anno è una regola pratica diffusa.

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Il risultato

Risultato—
Differenza di patrimonio finale—
Valore netto se acquisti—
Portafoglio se affitti—
Costo mensile di possesso—
Totale affitti pagati—
Valore dell'immobile alla fine—
Interessi pagati—
Formula
L’acquisto termina con capitale immobiliare: valore rivalutato − spese di vendita − debito residuo. L’affitto termina con anticipo e spese investiti, più ogni mese in cui affittare è costato meno. Vince la cifra maggiore.

Perché il confronto abituale è mal posto

«L’affitto sono soldi buttati» tratta l’intera rata come se generasse patrimonio. Non è così. Nei primi anni di un mutuo lungo la maggior parte della rata sono interessi, e gli interessi sono persi quanto un affitto. Aggiungi l’assicurazione, le spese condominiali, la manutenzione e i costi di acquisto e vendita, e buona parte di quanto un proprietario versa ogni mese non compra nulla.

La domanda onesta non è quale rata sia più bassa, ma quale strada ti lasci con di più dopo gli anni in cui pensi davvero di restare.

In Italia entrare costa, ma uscire spesso no

È la particolarità che sposta il punto di pareggio più di ogni altra cosa, e va in direzione favorevole all’acquirente. Comprare comporta imposte e spese notarili, contenute sulla prima casa grazie all’aliquota agevolata e al criterio del prezzo-valore, più consistenti sulle seconde case. Vendere comporta la provvigione dell’agenzia.

Ma sulla plusvalenza la regola italiana è insolitamente generosa: la vendita di un immobile è tassata come reddito diverso solo se avviene entro cinque anni dall’acquisto, e nemmeno in quel caso se l’immobile è stato adibito ad abitazione principale del venditore o di un suo familiare per la maggior parte del periodo. Dopo cinque anni la plusvalenza non è imponibile in alcun caso, e gli immobili ricevuti per successione sono esclusi comunque.

Significa che chi compra la casa in cui vive e la tiene qualche anno non paga imposta sul guadagno — una differenza notevole rispetto a Spagna, dove la plusvalenza è tassata salvo eccezioni, o alla plusvalenza municipale che grava sul venditore in altri ordinamenti.

Sulla prima casa non si paga IMU

L’abitazione principale in cui il proprietario ha residenza e dimora abituale è esente da IMU salvo le categorie catastali di lusso. Sulle seconde case invece si paga, e su un investimento immobiliare è una voce ricorrente rilevante. Questa asimmetria — niente imposta patrimoniale sulla casa in cui vivi, niente imposta sulla plusvalenza dopo cinque anni — rende l’acquisto dell’abitazione principale fiscalmente privilegiato in modo marcato.

Si presume che chi affitta investa, altrimenti non è un confronto

Chi compra immobilizza una somma importante tra anticipo e spese. Se chi affitta la spende, l’acquisto vince banalmente e il calcolo non dimostra nulla. Qui chi affitta la investe, e investe anche la differenza mensile nei mesi in cui affittare costa meno. Se nella pratica non lo faresti, comprare è probabilmente la scelta migliore per te: un mutuo è un risparmio forzoso, e ha un valore reale.

La manutenzione è la voce che i proprietari sottovalutano

Circa un punto percentuale del valore all’anno è la regola empirica per una casa indipendente, media tra gli anni buoni e quello in cui va rifatto il tetto. In condominio i lavori strutturali arrivano per delibera assembleare: leggi i verbali delle ultime assemblee e verifica se sono già stati deliberati interventi prima di fare una proposta, perché la spesa resta a carico di chi è proprietario al momento della delibera e non compare in nessun annuncio.

Domande frequenti

Meglio affittare o comprare?

Dipende soprattutto da quanto resti, dal divario tra affitto e costo complessivo di proprietà, e da cosa faresti altrimenti dell’anticipo. In Italia il regime fiscale della prima casa sposta sensibilmente il confronto verso l’acquisto.

Quanti anni bisogna restare perché convenga?

Spesso intorno a cinque, ma varia molto. Le spese di acquisto e vendita sono l’ostacolo principale, e la rivalutazione è ciò che lo supera.

Si paga un’imposta sulla plusvalenza quando vendo casa?

Solo se vendi entro cinque anni dall’acquisto, e nemmeno in quel caso se l’immobile è stato abitazione principale tua o di un familiare per la maggior parte del periodo. Dopo cinque anni non è mai imponibile.

Perché a volte l’affitto vince anche sul lungo periodo?

Perché l’anticipo investito altrove cresce anch’esso. Quando i costi di proprietà sono alti rispetto all’affitto e la rivalutazione è modesta, la somma investita può superare il capitale accumulato nell’immobile.